Giornale della Musica, 07.05.2010, Juri Giannini

Pastorale trendy


Di fronte al teatro musicale dei secoli passati si discute in modo acceso di attualizzazione e di fedeltà ai canoni storici. Ma nel caso del repertorio barocco si assiste quasi sempre a una tipologia di spettacolo falsata. Si vogliono rispettare, talvolta con feticismo, dei criteri solo superficialmente legati al momento storico della nascita della composizione (strumenti storici, diapason, accordatura, ecc.); ma non ci si vogliono porre troppi problemi nel voler provare a ricreare spazi e contesti esecutivi che potrebbero eventualmente tradurre quelli del passato per un pubblico contemporaneo. Tutto questo giro di parole per dire che il teatro barocco non sempre funziona se concepito e letto attraverso le cordinate del teatro moderno. Torniamo al nostro caso, a "Il nascimento dell'Aurora", di Tomaso Albinoni, una festa pastorale commissionata nei primi del ‘700 in occasione del compleanno di un’imperatrice. Eseguita come questa sera risulta però statica e a tratti priva di estro e brio. Forse sono mancate voci di grande carisma, agili e duttili, in grado di coinvolgere e sedurre il pubblico; oppure la scelta di tempi dilatati, senza particolare attenezione agli slanci agogici e dinamici, non è riuscita a caratterizzare e plasmare gli affetti sulla scena; casomai la regia avrebbe potuto – come ha poi ben fatto nella seconda parte – creare contrappunti di movimenti e gesti per bilanciare la ripetitività formale della partitura. Se alle corti barocche la messa in scena di un’opera del genere per il pubblico era un momento di svago e uno spazio di incontro sociale, un pretesto per rappresentare e rappresentarsi, perché oggi non si fa che musealizzare il repertorio? Avvicinare queste opere con i metodi d’ascolto e di fruizione odierni non sembrerebbe la via da percorrere.

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